Se fino a qualche anno fa mangiare con le mani era considerato un gesto di maleducazione o un inaccettabile rimando alla preistoria, oggi (ah, la moda!) è un’abitudine chic, sfoggiata a matrimoni, aperitivi ed eventi di tendenza. Il termine “finger food”, che indica l’arte di mangiare in punta di dita, è nato ufficialmente tra il 12 e il 17 febbraio del 2002 all’ Expo-Gast di Salisburgo: il regolamento di questa edizione della classica manifestazione gastronomica triennale prevedeva un programma ad hoc proprio di finger food da sottoporre alle squadre nazionali di chef che partecipavano alle gare. Il regolamento indicava il Finger Food come una portata gastronomica da offrire generalmente ad inizio pasto. Un’idea articolata, studiata e raffinata, di cibo in porzioni mignon da gustare senza posate e in punta di dita. Da qui, dunque, è partita una moda inarrestabile, un evergreen sia per eventi pubblici che per cenette a casa: moltissimi chef, anche tra i più rinomati, si sono esercitati negli anni nella ricerca di ricette innovative – talvolta di design – che meglio interpretassero l’idea del mangiare con le mani.

Ma non erano le antiche tribù a mangiare con le mani?

Per millenni, parliamo di un’usanza che arriva dal Duemila a.C., l’uso delle posate ha sempre distinto l’uomo civile dal non civile. Se, ad esempio, il cerimoniale dell’incoronazione di alcuni monarchi britannici prevedeva l’utilizzo di un cucchiaio come simbolo di ricchezza e potere, le posate – più o meno preziose – hanno rappresentato per molto tempo il corredo essenziale della dote di una sposa. Oggi, al contrario, fare a meno di forchetta e coltello è un rituale chic. Diffusa, dicevamo, negli ultimi anni, la moda di mangiare con le mani era in realtà presente in molte culture anche vicine a noi. Già dall’inizio del Novecento, ad esempio, i francesi gustavano canepés, piccole fette di pane tostato o fritto arricchite con gli ingredienti più disparati. E poi avrete sicuramente in mente le picadas argentine, le tapas spagnole, o i nuggets di pollo fritti serviti nei bar newyorkesi già negli anni Cinquanta. Persino la cucina di strada italiana è una nobile antenata del Finger Food. Oggi il Finger Food è una tendenza in espansione tanto che ormai ogni anno e in tutte le parti del globo si svolgono competizioni e festival di ogni genere.

Il finger food perfetto

Ma come si prepara il finger food perfetto? Intanto, l’idea originaria del finger food, che poi ha subito diverse variazioni, è quella della pietanza che si gusta in un sol boccone. Gli alimenti, serviti e ben disposti su un unico grande piatto o vassoio di portata oppure custoditi in mini stoviglie generalmente usa e getta (piattini, vaschette, bicchierini), possono essere accostati per analogia o per contrasto (agro-dolce, morbido e croccante…). La preparazione generalmente è semplice e alla portata di (quasi) tutti e non deve richiedere tempi eccessivamente lunghi: la filosofia del finger food è infatti legata alla velocità e praticità sia di consumazione che di preparazione. I cibi possono essere sia crudi che cotti e la composizione finale può contenere anche elementi liquidi come salse e gelatine da consumare con mini-posate.

Le indispensabili stoviglie monouso

Molto in voga, oltre che nei locali per l’aperitivo, anche negli hotel dove pranzi nuziali e catering aziendali sono all’ordine del giorno, la moda del finger food richiede, per chi la ospita, una buona attrezzatura. Ecco perché è indispensabile, sia per la praticità che per la buona riuscita degli eventi, che la cucina sia munita di stoviglie e accessori “mignon”. Proprio per questo, per rispondere cioè al meglio alle esigenze di hotel, bar e ristoranti che offrono buffet, pranzi, cene e aperitivi, Present-More ha creato una linea di stoviglie studiate appositamente per il finger food: ci sono mini posate, coppette, piattini e vassoietti di ogni forma e colore realizzati in polistirene. La gamma di prodotti per il finger food può anche essere arricchita con l’offerta, altrettanto varia, della linea di stoviglie monouso che, andando incontro anche alle nuove normative europee, ha una variante bio: per seguire la moda rispettando l’ambiente.