Home sharing, alberghi diffusi, ostelli, bed&breakfast, case vacanze. Il mondo delle strutture ricettive cambia in continuazione. Anzi, si arricchisce di nuove offerte, tagliate su misura per i nuovi turisti. Viaggiatori attenti all’ambiente, desiderosi di godere non solo delle bellezze del territorio che visitano, ma anche smaniosi di fare esperienze che li immergano nel luogo in cui sono ospitati. Backpackers, giovani clienti business, viaggiatori green e amanti del turismo slow. Per loro il mercato del turismo offre sempre nuove soluzioni. Da anni ormai l’hotel, sia esso una piccola struttura familiare o parte di una grande catena internazionale, non è più l’unica forma di ricettività. Accanto agli hotel, infatti, c’è una vasta tipologia di soluzioni alternative.

Un tipo di ospitalità turistica che va molto di moda e che va di pari passo con la valorizzazione del territorio e delle tradizioni locali è l’albergo diffuso. Si tratta di un hotel a concezione orizzontale: i servizi e le camere, anziché essere racchiusi all’interno di un unico edificio – come accade negli hotel classici – è diffuso in varie strutture dislocate sul territorio. Strutture generalmente tipiche del luogo in cui si trovano e posizionate non molto distanti l’una dall’altra. Generalmente si ha un corpo centrale che ospita reception, sala per la colazione o ristorante – se c’è – e altri edifici o parti di edificio in cui si trovano le camere. Chi soggiorna in un albergo diffuso lo fa per vivere un’esperienza locale, molto legata al territorio. Gli alberghi diffusi sono una realtà molto consolidata nel Sud Italia o in alcuni borghi del Centro e del Nord che puntano, tramite questa forma di turismo lento, ad una seconda vita. L’albergo diffuso è infatti un modo anche per valorizzare antichi borghi dimenticati dal turismo di massa.

Un’altra nuova formula, arrivata in Italia da poco, è il condhotel. Si tratta di una struttura ricettiva che abbina le camere d’albergo ad appartamenti più grandi che si possono affittare come case vacanza. Condo-hotel è un termine anglosassone ed è proprio in quel mondo che è nata questa formula. Condo-hotel è la contrazione di “condominium-hotel”, hotel-condominio: i primi esperimenti sono nati negli Stati Uniti. Ecco come funziona: i titolari degli hotel riservano alcune stanze più grandi – attrezzate come veri appartamenti quindi munite anche di cucina – a turisti che le prendono in affitto come case vacanza. Gli appartamenti possono essere non necessariamente di proprietà dell’hotel, ma di privati che decidono di affittare il proprio appartamento all’hotel, con il quale poi divideranno i ricavi. Non è necessario – come avviene per l’hotel diffuso – che gli appartamenti siano nella stessa struttura dell’albergo, ma basta che siano abbastanza vicini all’hotel (circa 200 metri) da permettere ai clienti di usufruire di tutti i servizi dell’albergo.

Dell’home sharing, tra Airbnb, case vacanza e affittacamere, abbiamo già parlato diffusamente in questo post, nel quale abbiamo cercato di spiegare quali siano le strategie “difensive” che un hotel può mettere in atto per non farsi cannibalizzare da questo tipo di strutture. Accanto alle leggi e alle amministrazioni locali che devono fare la loro parte per mantenere una sana diversificazione del mercato ricettivo, gli hotel devono attrezzarsi sempre di più per dare ai propri potenziali ospiti un’offerta ben differenziata e di qualità. Solo così si può creare una giusta convivenza tra le diverse forme di ricettività turistica che saranno così in grado di accogliere tutti i diversi tipi di turisti.